Non c’è solo la Cina a frenare sul tema della innovazione ecologica. Se ormai è un dato di fatto che il colosso cinese guarda all’ambiente e ai costi che può rappresentare come a un freno per le proprie politiche economiche, sono sempre di più i paesi in via di sviluppo che guardano all’innovazione ecologica con un certo senso di fastidio.

L’inchiesta Climatescope sull’innovazione ecologica

Tutto questo si è tradotto in un evidente calo degli investimenti rinnovabili: lo sostiene l’indagine Climatescope, una ricerca annuale che viene svolta su 104 mercati emergenti da Bloomberg New Energy Finance. Non c’è dubbio che questo dato sia da riportare alla singola volontà di ogni paese e alle sue strategie di carattere industriale e ambientale ma Bloomberg ravvisa anche un fattore comune in questa tendenza che è evidente e anche piuttosto preoccupante: si tratta del pesante taglio ai sussidi della Cina su energia pulita e rinnovabile. Se un colosso come quello cinese manda un messaggio così forte di disinteresse è evidente che anche tutti i paesi che in qualche modo si trovano al traino di quello cinese possano prendere posizioni simili. Si parla di India, Turchia, Messico… piccoli colossi che stanno segnando in modo significativo il mondo dell’industria internazionale essendo tutti considerati paesi in grande sviluppo.

Flessione negli investimenti nel 2018

Dobbiamo ancora capire con chiarezza come potrebbe chiudersi il 2019 ma è certo che nel 2018 l’energia pulita ha subito una grande flessione e non è riuscita a superare né replicare i risultati finanziari dell’anno precedente. C’è ancora tempo e modo per recuperare ma è evidente che questa spia di rallentamento determina soprattutto quello che l’atteggiamento dei Paesi in via di sviluppo che non sembrano avere alcuna intenzione di lasciare la scia della Cina e schierarsi dalla parte dell’energia pulita e riciclabile. I dati dicono che nel 2017 i finanziamenti per l’energia rinnovabile in questi paesi erano di 169 miliardi di dollari. Lo scorso anno sono scesi a 133 miliardi… tanti, davvero tanti soldi in meno. La scelta della Cina pesa per l’85% ma tutti gli altri paesi non sono riusciti a controbilanciare questa scelta.

La Cina non accenna ad abbandonare il carbone

“I risultati dell’analisi Climatescope di quest’anno sono innegabilmente deludenti – ha dichiarato Luiza Demoro, che gestisce il progetto per BNEF – tuttavia cercando di guardare gli aspetti più positivi dobbiamo sottolineare che ci sono stati investimenti significativi in Messico, Marocco, Sudafrica e Vietnam”. Nel 2018 gli investimenti più importanti sono caduti su eolico e solare ma la stragrande maggioranza delle centrali continua a bruciare da fonti fossili. Gli impianti a energia pulita sono cresciuti del 21%, con nuove commissioni importanti che hanno superato abbondantemente il tetto dei 30GW.

Non c’è dubbio che la scelta di diversi Paesi di crescere nella consapevolezza di un fabbisogno sempre più verde e rinnovabile nella produzione dell’energia è un segnale eccellente ma per contro va aggiunto la passività con cui la Cina, e per molti settori anche gli stessi Stati Uniti, continuano a segnare il passo restando ancorati a vecchi modelli di sviluppo e a impianti ormai superati, antieconomici e fortemente inquinanti. Quello dell’uso del carbone in Cina, un combustibile ormai destinato a essere ampiamente scavalcato, era e resta un problema ancora estremamente serio e tutt’altro che risolto, soprattutto se sull’esempio della Cina – come sta accadendo oggi -altri paesi continueranno a ignorare gli investimenti verso lo sviluppo e le energie rinnovabili.

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