Non un semplice allarme partito da movimenti ambientalisti, il tono è drammatico e appartiene all’ufficialità del Parlamento Europeo che dichiara “l’ emergenza climatica e ambientale in Europa e nel mondo”. L’assemblea di Strasburgo ha infatti adottato una risoluzione a larga maggioranza, con 439 voti a favore, 225 contrari e 19 astenuti.

Il provvedimento anticipa i temi che saranno trattati dal 2 al 13 dicembre prossimi a Madrid in occasione della conferenza delle Nazioni Unite, la COP25, e prevede l’impegno a garantire che tutta l’attività legislativa, supportata dalle azioni di programmazione economica, siano fondate sull’obiettivo della riduzione del riscaldamento globale.

Emergenza climatica, l’allarme dell’Agenzia Onu per l’ambiente

Proprio le Nazioni Unite, attraverso l’Agenzia per l’Ambiente, l’Unep, nei giorni scorsi hanno diffuso l’ultimi rapporto sul divario tra gli obiettivi di contenimento del riscaldamento globale e le previsioni di innalzamento delle temperature.

Un dato preoccupante quello contenuto nell’Emissions Gap Report 2019 che vede entro il 2100 temperature medie superiori di 3,2° Celsius rispetto alle attuali, con una media di crescita annuale della colonnina di mercurio dell’1,5%, nonostante l’avvio di politiche ambientali orientate alla riduzione di emissioni di gas serra.

Dalla dichiarazione di emergenza climatica e ambientale, l’Europarlamento fa discendere un’altra risoluzione, che in assemblea ha raccolto 430 consensi, 190 voti contrari e 34 astenuti. È un documento rivolto proprio ai Paesi membri della COP25 e impegna la neo presidente della Commissione Europea, la tedesca Ursula Von der Leyen a portare in sede Onu l’obiettivo di riduzione di emissioni del gas serra al 55%, da conseguire entro il 2030 per provare ad arginare l’emergenza climatica in corso.

La risoluzione approvata a Strasburgo dall’Aula pone un indirizzo preciso alla Commissione, che dovrà presentare in sede di Convenzione Onu una strategia che punti al raggiungimento entro il 2050 della neutralità climatica, la condizione cosiddetta a emissioni zero.

In una nota ufficiale l’Europarlamento stigmatizza anche gli obiettivi fissati per il trasporto aereo e marittimo, definiti “non all’altezza” rispetto alla necessità di incrementare il livello di riduzione di emissioni di CO2 e PM10 attraverso strategie precise. Ed è per questo che il Parlamento di Strasburgo chiede che l’organo di governo dell’Ue faccia rientrare il settore marittimo nel Sistema Ets, di scambio di quote di emissione.

Emergenza climatica, l’impegno economico dell’Ue

C’è poi l’aspetto finanziario della strategia climatica e riguarda tutti gli Stati dell’Unione, che dovrebbero contribuire in misura maggiore, circa il doppio delle attuali quote, al Fondo Verde internazionale per il clima. C’è infatti un obiettivo economico di 100 miliardi di dollari a cominciare dal prossimo anno, ma le stime certificano che la quota prevista dalla contribuzione collettiva non sarà raggiunta.

Accanto a un maggior impegno, il Parlamento Europeo chiede anche che ogni singolo Stato dell”Unione provveda ad annullare, sempre entro il 2020, ogni forma di incentivo o di sostegno all’impiego di combustibili fossili per ridurre l’emergenza climatica. Le due risoluzioni approvate hanno incontrato subito la reazione positiva della giovane ambientalista svedese Greta Thunberg, impegnata da giorni nella traversata dell’Oceano per tornare dagli Stati Uniti in Europa su una barca a vela. E Greta lancia un tweet per dire dal mezzo dell’Oceano “Non possiamo risolvere la crisi climatica senza trattarla come tale. Speriamo che ora vengano prese delle azioni drastiche e sufficienti“.

Al commento aggiunge anche l’appello a partecipare allo sciopero globale per il clima “per mettere pressione” sui politici. Diversa invece la reazione di Greenpeace rispetto alla posizione assunta dall’assemblea Ue. Per Greenpeace occorre fare di più, attraverso “misure immediate in linea con la scienza, riducendo drasticamente le emissioni, proteggendo e ripristinando l’ambiente naturale”.

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