Nuove preoccupazioni arrivano dal fronte rifiuti: questa volta l’allarme arriva dagli scarti elettronici, arrivati a quota 20.000 mila all’anno. I rifiuti elettronici (segnalati con l’acronimo RAEE) che vengono dispersi nell’ambiente e sono molto difficili da smaltire. Il problema legato ai RAEE è dato dal fatto che gran parte di esse, solitamente le parti più pregiate, vengono rubate e rivendute sul mercato.

Rifiuti elettronici: la cannibalizzazione

Sono questi i dati emersi dall’analisi svolta dall’ ASSORAEE (Associazione Recupero Rifiuti Apparecchiature elettroniche ed elettroniche di FISE UNICIRCULAR). Un dato davvero preoccupante dato la crescente espansione del fenomeno di cannibalizzazione che si sta diffondendo a macchia d’olio. Dall’analisi emerge che gran parte dei rifiuti elettronici vengano rubati, ristrutturati nelle parti non funzionanti e rimessi sul mercato. Dietro vi è, quindi, un giro di affari di vari milioni di euro.

Tra i prodotti più soggetti al rischio di cannibalizzazione vi sono sicuramente quelli che hanno un maggior valore economico come i frigoriferi, i congelatori, gli smartphone, i televisori, i tablet, i quali non riescono a raggiungere la fonte di smaltimento appositamente studiata per questi strumenti.

Rifiuti elettronici: rischio ambientale

È l’ambiente ad essere maggiormente esposto a numerosi rischi, in quanto i prodotti in questione sono soggetti ad un processo di riciclaggio molto accurato, che in questo modo viene completamente meno.

Inoltre, se non correttamente dismessi, i frigoriferi ed i congelatori rilasciano una grande quantità di HCFC e CFC, sostanze che contengono sostanze lesive e sono nocive per la salute. Inoltre, vi è il rischio della dispersione di mercurio, dovuto al fenomeno della cannibalizzazione degli schermi piatti. Oltre a questi fenomeni si aggiunge quello della dissipazione del CRM, contenuto nelle batterie e nelle schede elettroniche dei cellulari.

I dati dei circuiti illegali

Alla luce della situazione, si può affermare che nel nostro Paese vengano trattenute 421.344 tonnellate di Raee, di cui 3/4 costituite da prodotti domestici e 1/4 da quelli professionali. A livello europeo il fenomeno in questione genera una perdita parti a 170 milioni di euro all’anno, mentre solo nel nostro Paese il danno è pari ad euro 14 milioni con 20 tonnellate di componenti sottratte. Per arginare il fenomeno è necessario, come sottolineato da Piardi, presidente della Assoraee, “identificare buone pratiche operative, controllare maggiormente la qualità del materiale scartato, provvedere ad introdurre meccanismi di compensazione economica e promuovere maggiormente la raccolta della distribuzione”

Rifiuti elettronici: una produzione eccessiva

Alla base del problema ci sarebbe, senza dubbio, un’eccessiva produzione di materiale di scarto, soprattutto legato agli smartphone. Se vi fosse un corretto smaltimento dei rifiuti in questione, potrebbe essere prodotto un giro di affari pari a 62,5 miliardi di dollari. Se non correttamente trattati, i componenti dei nostri smartphone possono danneggiare l’aria, l’ozono in particolare, con un danno tale da portare al rischio di cancro alla tiroide negli esseri umani.

Anche il nichel ed il piombo possono causare danni tali da portare seri problemi al sistema nervoso. Inoltre, si alimenta, così, il mercato della cyber spazzatura, portando a fenomeno come quello di Agbogbloshie, nel nord ovest di Accra, la capitale di Ghana, in cui vi è una delle discariche più grandi del mondo, in cui la maggior parte dei rifiuti è RAEE.

Il fenomeno sta generando dei problemi globali, sia a livello economico che a livello ambientale, che dovrebbero far scattare maggiori controlli ma soprattutto un’accurata normazione da parte dei Governi mondiali sul fenomeno in questione. Sono pochi, ad oggi, i Paesi ad aver provveduto con una corretta regolamentazione al problema, ed anche se l’Europa è capolista tra i Paesi più virtuosi il problema non è sicuramente arginato.

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