Un odore forte e penetrante di gasolio appesta l’aria da alcuni giorni e si teme per la salute del bel Danubio blu. Succede a valle del Reichsbrücke di Vienna, vicino a un centro di spedizioni. Sull’acqua galleggia un velo grigiastro, che attira la curiosità di molti runner che fanno jogging lungo l’Handelskai. Ormai è risaputo: c’è un allarme ambientale da giovedì scorso. 

La scoperta della lunga scia grigiastra e l’allarme diffuso rapidamente

Una pattuglia della polizia aveva scoperto la presenza di una grossa quantità di liquido inquinante al mattino presto e aveva informato i vigili del fuoco e gli addetti alla protezione delle acque. A un esame più attento è emerso che la cosiddetta nuvola di carburante sul Danubio si estendeva da Klosterneuburg fino a poco prima di Schwechat. 

Ma un calcolo preciso dell’estensione della lunga scia grigiastra – si parla di 30 chilometri – non è ancora possibile e per questo motivo è stata bloccata per un lungo tratto la navigazione del fiume. In particolare sono interrotti i collegamenti tra Greifenstein e la centrale di Freudenau per motivi di sicurezza. A scopo precauzionale il Dipartimento che si occupa della tutela delle acque ha disposto la chiusura di tutti i pozzi di acqua potabile lungo il Danubio. 

Non si tratta di un provvedimento definitivo, ma solo di una sospensione al momento, in attesa di analisi più dettagliate che escludano eventuali rischi di contaminazione. Per salvaguardale la falda acquifera è stato anche bloccato il sistema di equalizzazione delle acque sotterranee. Le autorità le definiscono misure di routine, che vengono attivate anche alla minima allerta. 

L’allarme si è poi diffuso rapidamente, dopo un tweet lanciato dalla polizia con l’hashtag #OilSlick, anche se il timore che il disastro scatenasse il panico via sociale si è rivelato infondato. Secondo gli esperti, alcune centinaia di litri di gasolio sono finiti nel Danubio, e poiché attualmente il flusso del fiume è basso e non c’è vento forte, il liquido si è espanso sulla superficie,rendendosi facilmente visibile dai ponti o dalla riva. 

L’ultimo incidente sul Danubio risale a 2015

Per avere un paragone sull’entità del danno, basti pensare che l’ultimo incidente registrato nelle acque del Danubio risale al 2015, quando diverse migliaia di litri di carburante furono riversate in acqua. All’epoca la responsabilità fu attribuita a un incidente registrato durante operazioni di rifornimento. Per arginare il danno, così come in passato, i vigili del fuoco hanno posizionato in acqua barriere per il petrolio, per riuscire a evitare che la macchia si espanda ulteriormente. 

Si tratta di tubi galleggianti che sono stati riempiti con un materiale che riesce a “legare” i carburanti. Dopo alcune ore di attività, le barriere sono state rimosse e lungo il Danubio è stata autorizzata nuovamente la navigazione. Secondo le prime stime degli esperti, non dovrebbero registrarsi danni per il Parco Nazionale Donau-Auen, che si estende da Vienna fino al confine con la Slovacchia. 

Investigatori e tecnici sono ora al lavoro per individuare le responsabilità nel disastro. Un’attività investigativa che potrebbe richiedere del tempo. Sembra però ormai accertato che il carburante deve aver raggiunto il Danubio nella Bassa Austria. Le autorità hanno esaminato i registri del transponder, che vengono utilizzati per registrare e identificare ogni nave nella posizione comunicata. 

L’ipotesi più accreditata è che lo sversamento sia avvenuto durante un’operazione di rifornimento o che i reflui possano essere stati drenati in maniera illegale. La macchia che minaccia il Danubio è costituita infatti da residui di gasolio, olio e acqua condensata. Elementi che si depositano nello spazio più basso dello scafo di una nave, la cosiddetta sentina. Smaltire quei reflui è un’operazione complessa e che ha dei costi rilevanti. Di qui il sospetto di un rilascio illegale per risparmiare sui costi di navigazione. 

CHIUDI MENU