L’impatto dei giardini verticali è notevole: verde e cemento che si integrano in un ambiente urbano e razionalizzano l’uso degli spazi per evitare il consumo di suolo, per risolvere la necessità di verde laddove non sarebbe possibile e restituiscono un valore estetico di notevole intensità. 

È realtà in molte grandi città in Italia, come Milano. Ma la coltivazione verticale potrebbe avere non soltanto uno scopo estetico, ma rispondere anche a un’esigenza alimentare e soprattutto aprire nuovi spazi di ricerca per la produzione agricola, quando i rischi dei cambiamenti climatici non prospettano nulla di buono per l’agricoltura dei prossimi decenni. 

Nasce così l’idea di riqualificare edifici sostanzialmente dismessi, anche degradati e abbandonati, come capannoni industriali, magazzini, case cantoniere, persino caserme ed edifici storici, attraverso la creazione di serre che si sviluppano in verticale basandosi sulla coltivazione idroponica. È il sistema di coltivazione fuori terra. 

Le serre verticali rigenerano le città e gli spazi degradati

Non serve un grande campo da arare, ma piuttosto una serie di vasi posti in verticale, che necessita di poca terra, poca acqua e nessun pesticida. Il progetto si chiama Ri-Genera e sarà sviluppato in Veneto grazie a un accordo tra ENEA, il Parco Scientifico e Tecnologico Galileo, Coldiretti Padova, Advance Srl, Gentilinidue e Idromeccanica Lucchini Spa. 

Il progetto mette insieme alcuni concetti già sviluppati e applicati in agricoltura, con successo, a cominciare dalla tecnologia a led. Viene ampiamente utilizzata nelle coltivazioni intensive in serra, perché riproduce lo spettro solare e accelera la fotosintesi, permettendo così alle piante di crescere rapidamente e conservando o addirittura migliorando le qualità organolettiche e nutritive. 

Le serre verticali prevedono anche sistemi robotizzati che accompagnano il processo produttivo in tutte le sue fasi, dalla semina al raccolto, fino al confezionamento del prodotto finito. È prevista anche la riproduzione di un ambiente climatizzato in grado di riprodurre l’ambiente ottimale per lo sviluppo delle coltivazioni. 

Questo sistema ha un nome, Arkeofarm, ed è stato sviluppato da Enea in partnership con Idromeccanica Lucchini. È un sistema pensato per adattarsi agli ambienti urbani, senza particolari distinzioni sulla tipologia di edificio al quale dovrebbe adattarsi. 

Non ci sono infatti limiti strutturali: l’edificio può essere completamente cieco, potrebbe avere vincoli architettonici. Nulla della serra verticale può impattare sulla struttura originaria. 

Il primo esperimento di serre verticali con il prototipo lanciato a Expo 2015

Un prototipo di serra verticale è stato sviluppato in occasione dell’Expo mondiale di Milano del 2015 ed è stato poi mostrato in occasione di fiere di settore, con un notevole successo, anche per un aspetto sociale. 

Una vertical farm è infatti in grado di riqualificare anche da un punto di vista estetico l’ambiente in cui viene collocato e può rappresentare un modello di sviluppo, con l’obiettivo di realizzare distretti agroalimentari avanzati. 

Superata la fase sperimentale che ha dato vita al prototipo proposto a Expo 2015, il progetto punta a varcare anche i confini del Veneto e affermarsi come modello sia per il territorio italiano sia per alcuni paesi esteri. Del resto il sistema sviluppato da ENEA Veneto ha riscosso un notevole interesse sia tra aziende private, sia tra istituzioni pubbliche in tutto il nord Italia. 

Merito anche di una campagna di sensibilizzazione e di informazione che accompagna il programma in collaborazione con Coldiretti Veneto, per diffondere una nuova cultura tra i produttori del settore agroalimentare e gli stessi consumatori, per incentivare una maggiore consapevolezza sui vantaggi ambientali ed economici derivati dalle coltivazioni idroponiche e dal vertical farming. 

La sostenibilità ambientale, sociale ed economica è alla base del modello messo a punto da ENEA per il programma Ri-Genera.

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