Prendiamo un paradosso talmente clamoroso da sembrare un contrasto insormontabile: non si dovrebbe dire che si ha a cuore la salute del pianeta e si è ecologisti se ogni atteggiamento è in definitiva un attentato a essa. Gli integralismi non sono mai né sani né intelligenti, ma in questi ultimi anni è nato qualcosa di molto simile a una “guerra di religione” tra persone che hanno un concetto radicalmente differente del cibo. E così, mentre su qualsiasi televisione imperversano gli show cooking e i reality dove si fa da mangiare dalla mattina alla sera, dall’altra parte ci sono vegetariani, vegani, fruttariani e altro (in tutto ci sono 21 tipologie di persone che mangiano cose che non siano carne o pesce). Oggi è davvero possibile considerarsi ecologisti pur mangiando carne?

La guerra su cibo e ecologisti

Sappiamo che uno dei primi fattori dell’inquinamento globale e dell’aumento dei gas serra sono gli allevamenti: da questo dato di fatto dimostrato e incontrovertibile è montata una grande protesta pubblica che chiede la limitazione di questo genere di industrie e la limitazione – per esempio – della distribuzione legata alle grandi catene dei fast food. Dall’altra parte si dice anche che questo genere di catene sono pur sempre una risposta a un’esigenza oggettiva: da una parte persone che hanno sempre meno soldi, dall’altra persone che hanno sempre meno tempo.

Difficile mettere tutti d’accordo ma la polemica è cresciuta davvero tanto e si avvicina alla guerra di religione. Chi mangia vegano non accetterà mai un invito a cena in un ristorante che non rispetta i suoi principi: ed è anche per questo che in tutto il mondo sono nate accademie di cucina, autentiche università, nelle quali si impara a produrre e cucinare esclusivamente cibo secondo il credo vegano.

Un allevamento vecchio di duecento anni

La BBC ha mandato in onda in questi giorni un documentario straordinario nel quale il presupposto era proprio quello proposto dal titolo: oggi si può mangiare carne e dire che si rispetta il pianeta? La trasmissione Cut Through the Noise ha intervistato Will Harris, allevatore proprietario della White Oak Pastures: “Il problema non è la mucca ma come si fanno cose, da tempo abbiamo cambiato il nostro approccio a questo genere di problema e le cose vanno molto meglio ora”.

La famiglia Harris ha allevato manzi e maiali per cinque generazioni in Georgia e con il passare del tempo l’azienda si è fatta sempre più aggressiva e sempre meno sostenibile: “Ho imparato sulla mia pelle che non era più così che volevo vivere, con allevamenti sempre più stipati e attivi ventiquattr’ore al giorno e sette giorni su sette per poi vendere la carne a un prezzo sempre inferiore. Troppo stressante: quindi sono tornato al metodo dei miei trisavoli”.

Mandrie che rigenerano il terreno e riducono il CO2

In definitiva Will Harris è tornato a fare l’allevatore in grandi spazi e lavorando con i cow-boy in una continua rotazione di pascoli che è stata definita Regenerative Land Management: “Spostiamo le mandrie ogni singolo giorno dando il tempo alla terra di rigenerarsi, questo riduce il tasso di CO2 e di metano ma soprattutto consentiamo all’erba di ricrescere e produrre alimento sempre più qualitativo e sempre più ossigeno. Spendiamo molto meno di alimenti industriali e i nostri animali sono molto più sani”.

La carne di Will Harris è stata considerata tra le migliori degli allevamenti vecchio stile, ma costa di più. Non molto, ma un po’ di più e questo aspetto è stato notato anche dai più accaniti ecologisti. Di qui la risposta: sì è possibile mangiare carne ed essere attenti al pianeta se si sostengono aziende che lavorano in modo attento e rispettoso.

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