Kigali, Rwanda: uno degli angoli più poveri e disperati del pianeta. Una città che ha una storia recente in un paese giovanissimo che ha ottenuto la sua indipendenza solo nel 1962 e che, da allora, ha visto bagnati nel sangue numerosi conflitti sociali e civili che hanno letteralmente devastato il paese.

Nessuno saprà mai le cifre esatte: ma la guerra civile tra le etnie Tutu e Hutsi ha portato a fosse comuni e a uno sterminio sistematico di massa non meno di un milione di persone, in gran parte bambini maschi. Eravamo nel pieno edonismo degli anni ’80 e ’90 e il mondo, semplicemente, non ne parlava: o si girava dall’altra parte. 

Kigali e l’esonenziale incremento democratico del Rwanda

Oggi Kigali, capitale del Rwanda, deve affrontare un’altra emergenza: parliamo di una città che si trova nel cuore degli altopiani poco al di sotto dell’Equatore, tra il Monte Kigali e l’altopiano del Jali. Il paese è povero e vive di agricoltura essenziale. Lo sfruttamento delle risorse del sottosuolo sono appannaggio delle aziende governative. Il turismo da queste parti non arriva, non come in Kenya o in Senegal. 

La popolazione è cresciuta in modo spaventoso: quasi due milioni di persone a Kigali, che nel 1980 contava 300mila abitanti, oltre 13 milioni di persona in tutto il paese con un incremento tendenziale del 25% ogni due anni. Tutti gli abitanti che lasciano le coltivazioni dell’altopiano e si spostano verso la città si accampano poco lontano dalla capitale in casette minuscole che vengono allestite in poche ore con terra, fango e un tetto di paglia e di legno. 

Frane e crolli uccidono nei quartier nuovi della capitale

Da qualche tempo, a causa del notevole incremento delle temperature e delle piogge, sempre più brevi ma sempre più violenti Kigali, sta vivendo un’ulteriore emergenza. Sono centinaia infatti le casette dei nuovi agricoltori della città che sono crollate, spesso purtroppo seppellendo i suoi occupanti. Il fango con il quale sono cementate non regge né all’acqua delle piogge torrenziali né soprattutto al violentissimo caldo.

Il governo sta cercando di fare informazione e di creare un’alternativa ma le famiglie che si trovano al centro di questa crisi sono migliaia. Il Rwanda è uno dei paesi più a rischio, secondo gli studi più recenti delle Nazioni Uniti, per quanto riguarda gli eventi meteorologici determinati dal cambiamento climatico. Solo nelle ultime settimane le cronache parlano di 45 vittime seppellite da frane o da crolli. 

Il cambiamento climatico colpisce ancora una volta i più poveri

Nonostante l’incertezza e il clima di crescente paura di fronte ai crolli sempre più frequenti, la gente non ha alcuna intenzione di spostarsi: molte famiglie hanno investito tutto quello che avevano pur di spostarsi verso la città e cambiare completamente vita. Queste case di fatto sono abitazioni abusive, non hanno una proprietà e non vantano alcun diritto: c’è chi perde quel poco che ha ed è già molto se non perde la vita. Ma il governo rwandese non ha certo le risorse per garantire rimborsi o compensazioni anche se queste vengono assicurate a chi dimostra di essere residente a Kigali in una casa regolarmente censita. Si parla di una percentuale risibile.

Anche questo dramma si sta vivendo nel silenzio: e se non fosse stato per un giornalista della BBC che era a Kigali per girare un reportage, forse nessuno avrebbe visto queste immagini o avrebbe letto di questa ennesima tragedia che si sta consumando nel silenzio e ben lontana dall’opulenza della vecchia Europa e dei colossi industriali. Le alluvioni purtroppo sono sempre più frequenti e paradossalmente si parla della consistente riduzioni delle non lontane Cascate Victoria, anche loro messe in pericolo dal riscaldamento globale. 

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