Quello delle discariche abusive è un problema che sta diventando quasi drammatico, non solo nelle grandi città, ma anche nelle aree che in teoria dovrebbero essere protette e tutelate: zone boschive, aree tutelate da norme regionali se non addirittura parchi. Ma di fronte alla pigrizia dell’uomo non c’è protezione che tenga: il confine che separa lo scaricare del materiale da gettare in un centro di raccolta, piuttosto che una discarica abusiva a volte è di poche centinaia di metri o qualche minuto di auto.

Discariche abusive in città: una protesta verso amministrazioni inefficienti

Le discariche abusive nelle città spesso sono nate per rispondere all’esigenza di una raccolta spazzatura più assidua ed efficace che non viene garantita dalle autorità competenti. È sbagliato ed è rischioso, ma alcuni considerano questo tipo di comportamento una risposta adeguata a una mancanza istituzionale che, a volte, diventa davvero insopportabile e prolungata nel tempo.

Tuttavia è un dato di fatto che, nel corso degli ultimi anni, le aree di raccolta – le cosiddette isole – siano aumentate un po’ ovunque e il loro lavoro sia efficace. Ci sono ovviamente i casi limite come quelli rappresentati dalla raccolta a Roma che ha conosciuto momenti critici negli ultimi mesi e per i quali la soluzione è ancora lontana.

Discariche sulle strade e nei parchi: un fenomeno in aumento

La stragrande maggioranza delle discariche abusive invece sorge fuori dalle città, sulle strade statali e provinciali che diventano discariche a cielo aperto di qualsiasi genere di rifiuto. Materiale edile, materassi, vecchio mobilio, materiale di produzione di scarto, vecchi elettrodomestici: rifiuti che riempiono le corsie di emergenza, le aree di sosta e che intaccano anche le aree verdi ai bordi della carreggiata. A volte occorrono anni perché vengano smaltite correttamente.

A questo proposito, le ultime foto che hanno destato scalpore riguardano alcune discariche abusive denunciate all’interno del Parco della Sila, una delle aree paesaggisticamente e ambientali più straordinarie del nostro paese. Le prime sono state segnalate oltre un anno fa ma ora il fenomeno si è allargato in modo preoccupante anche perché si parla di un ambito particolarmente grande e poco sorvegliato. Niente telecamere…

I controlli spesso riescono a identificare i trasgressori

Ad intervenire sono stati gli uomini della Forestale, oggi corpo dei Carabinieri e la polizia provinciale per fotografare e verificare tutte le aree occupate dai rifiuti: in questi casi intervenire per uno smaltimento è fondamentale ma se si vuole anche ridurre il fenomeno occorre intercettare e punire i colpevoli e anche se la cosa non è così semplice non si tratta nemmeno di qualcosa di impossibile.

Molto spesso le forze dell’ordine riescono a risalire a chi ha scaricato ai bordi delle strade cumuli di rifiuti. A volte passa qualche automobilista maggiore senso civico che provvede a fornire anche la targa del responsabile. In Calabria le operazioni di controllo e di prevenzione fino a questo momento sono state un successo: sono state comminate decine di sanzioni da parte dei carabinieri forestali e da parte dei poliziotti provinciali, sanzioni amministrative pecuniarie che in alcuni casi partono da trecento euro a tremila euro per i rifiuti non pericolosi.

Scaricare rifiuti pericolosi può costare anche il carcere

Se l’abbandono riguarda rifiuti pericolosi, che possono essere solventi, vernici, scarichi industriali, liquami, la sanzione amministrativa è decisamente più cara e arriva quasi sempre almeno al doppio della sanzione prevista dai cinquemila ai diecimila euro. Si arriva anche al carcere se la pratica è pericolosa per l’incolumità pubblica e prolungata nel tempo. I materiali pericolosi sono anche quelli più facili da identificare e da tracciare perché quasi sempre sono abbinati a qualche azienda della zona che li produce, li tratta o – molto spesso – li smaltisce. Resta l’abitudine ancora troppo frequente e molto italiana di ricorrere alle discariche abusive quando si ha la possibilità di rivolgersi al punto di raccolta autorizzato.

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