Andare al lavoro in bicicletta potrebbe essere ben più di una sana abitudine, a patto però che si viva in Francia. Il governo francese ha deciso di introdurre una misura di incentivo che potrebbe incidere sulle abitudini e sulla mobilità urbana, oltre che sui livelli di inquinamento. Almeno questo sarebbe l’auspicio e non soltanto. È prevista infatti per chi dovesse utilizzare la due ruote, che sia la classica da pedalare o che si tratti di una bici elettrica, una indennità di 25 centesimi per ogni chilometro percorso nel tragitto per raggiungere il posto di lavoro. E non c’è da temere per eventuali tassazioni sul ricavato di tanta fatica. 

Incentivi per spostarsi in bici, in Belgio già dal 1997

Il ministro dell’Ecologia Ségolène Royal ha spiegato dagli schermi della Tv France2 che non sono previste tasse sia per i lavoratori sia per i datori di lavoro. In realtà la misura vuole incidere sulle emissioni di CO2 e sulle polveri sottili e non è poi una novità, anche per altri paesi dell’Unione Europea. Era il 2014 e il ministro dei Trasporti francese Frédéric Cuvillier lanciò già in via sperimentale la misura che durò un semestre.

È accaduto anche in Belgio, dove dal 1997 i cittadini che scelgono di utilizzare la bicicletta come mezzo di trasporto per coprire il percorso da casa al lavoro possono ottenere un indennizzo di 22 centesimi di euro a chilometro. Dalla sperimentazione all’ordinario e l’incentivo non è stato abrogato, ma la risposta ha deluso le attese. Auto e altri mezzi a combustibile non sono stati soppiantati dalla più ecologica due ruote. Si confida però in una inversione di tendenza, legata anche al movimento Friday For Future della giovanissima Greta Thunberg, che ha puntato il faro sulla gravità dei livelli di inquinamento. Ma il movimento che fa leva sul coinvolgimento emotivo è purtroppo supportato dai dati scientifici. 

Incentivi per spostarsi in bici in Francia per la sostenibilità ambientale

È di poche settimane fa la pubblicazione del report 2019 dell’Agenzia Europea per l’Ambiente. L’Air quality Europe 2019 di EEA analizza la situazione fino al 2017 nei 28 Stati dell’Unione Europea e rileva le pessime condizioni soprattutto nei centri urbani, stimando in 374mila le morti premature in tutta l’Unione per i danni provocati dall’inquinamento atmosferico. E la Francia, pur dichiarandosi in prima linea nelle battaglie ecologiste, è stata di recente condannata dalla Corte Europea di Giustizia per il superamento persistente e sistematico dei valori massimi consentiti nell’arco temporale di un anno di biossido di azoto.

È pur vero che i dati presi in esame dal supremo organo di giustizia europea sono riferiti all’anno 2010, quando fu presentato il ricorso dalla Commissione Europea. Nel 2015 è stata avviata l’istruttoria e un mese fa è giunta la sentenza. I tempi lunghi della giustizia europea vengono purtroppo giustificati proprio il recente rapporto sulla qualità dell’aria che conferma come in Francia la media annuale di morti premature per eccessiva e perdurante esposizione a Pm10 a 10,9, contro il 5,1 dell’Estonia, e un po’ al di sotto dei 16 dell’Italia, sia un dato estremamente preoccupante.

Di qui la necessità da parte del governo francese di adottare provvedimenti, che magari non renderanno risultati nell’immediato, ma che potrebbero contribuire sul lungo periodo alla diffusione di costumi e comportamenti utili a contenere le emissioni atmosferiche inquinanti. Ridurre i parametri e le cause dei continui sforamenti è anche un obbligo nei confronti dell’Unione Europea. D’altro canto la molla dell’incentivo economico può rivelarsi un fattore determinante, non tanto per le giovani generazioni che si mostrano molto più ricettive, ma per chi, più avanti negli anni, non ha mai preso in dovuta considerazione le tematiche ambientali.

CHIUDI MENU