Secondo un sondaggio commissionato dal sito Facile.it alle società mUp Research e Norstat, più della metà degli italiani sarebbero favorevoli alla Plastic Tax, la sovrattassa da applicare a tutti i prodotti per alimenti monouso che attualmente vengono riforniti al grande pubblico non solo attraverso la ristorazione ma anche sui canali della grande distribuzione. È indubbiamente una notizia: gli italiani, mai così vessati dal fisco, in un momento storico che vede proprio l’Italia tra i paesi con la richiesta fiscale più alta, si dichiarano pronti a pagare qualcosa o, di fatto, a rinunciare a qualcosa.

La Plastic Tax, non è ancora legge ma fa discutere

La Plastic Tax di fatto non colpirebbe tanto l’utente finale quanto piuttosto i produttori e i distributori: eppure a fronte di un 54,7% degli italiani coinvolti nel sondaggio che si dichiara d’accordo, la maggioranza politica è ancora profondamente divisa. La legge non solo non è stata ancora approvata ma deve ancora essere discussa: se entrerà in vigore dal 2020 tutti i prodotti monouso come bottiglie di plastica, buste e vaschette in polietilene, ma anche posate di plastica, cannucce, tappi, etichette, involucri, costeranno un euro al chilo a chi li metterà sul mercato.

È inevitabile mettere in preventivo che parte di questi costi ricadranno su chi acquista. Lo scopo non è solo quello di ridurre la quantità di plastica nell’ambiente riducendo così sensibilmente l’inquinamento ma anche quello di portare soldi alle casse dello Stato. Il governo ha calcolato approssimativamente non meno di un miliardo di euro già fin dall’anno prossimo per arrivare quasi al raddoppio nel 2021.

Quanto renderà la tassa contro la plastica monouso

La legge italiana prende spunto da norme europee che sono già state preventivate e che in alcuni paesi sono già in uso: la materia normativa è in realtà molto più ampia e prevede per esempio che solo la plastica prodotta con materiale riciclato possa essere rimessa in commercio.

Un riciclo non inferiore al 25%: se i prodotti non rispetteranno questa soglia la tassa sarà ancora più alta. Ma perché gli italiani sono favorevoli a una tassa in più? Perché le immagini delle immense cataste di plastica abbandonata sulle nostre spiagge hanno smosso l’opinione pubblica e perché molti ormai hanno deciso di ridurre gli acquisti di acqua naturale (l’Italia è il maggior consumatore in Europa).

Sicuramente la tassa avrà un forte contraccolpo sia nel settore del packaging che in quello del riciclaggio che in Italia è all’avanguardia. Molte aziende invece si stanno già adeguando: è il caso del colosso McDonald’s che da alcune settimane non fornisce più per esempio le cannucce per le sue bevande: si beve dal “bicchierone”. Così come le forchettine di plastica hanno lasciato spazio a dei piccoli spiedini di legno e anche il gelato viene servito in coppe di carta ripiegata senza la vecchia chiusura in plastica bianca. La stessa soluzione potrebbe essere scelta da moltissimi operatori della grande ristorazione: anche per una questione di marketing, perché in questo momento un comportamento ecologicamente compatibile viene premiato dall’utenza.

Dalla Plastic Tax alla Sugar Tax sulle bevande gassate

Interessante anche il giudizio degli italiani, il campione era di oltre mille persone, sulla cosiddetta Sugar Tax, la sovrattassa da applicare alle bibite gassate e zuccherate: nonostante il mercato delle bevande ‘zero’, e dunque senza impatto calorico, gli italiani amano ancora la bevanda estremamente dolce. La Sugar Tax, secondo i legislatori, avrebbe un valore educativo: servirebbe a ridurre i rischi di diabete e obesità in un paese dove le giovani generazioni sono sempre meno attive e con una cultura alimentare sempre peggiore e più frettolosa.

Tasse che fanno discutere e che da un punto di vista politico fino a questo momento dividono ma che a quanto pare gli italiani sarebbero ben contenti di correre il rischio di pagare rispetto ad altri oneri fiscali, molto meno apprezzati.

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