L’energia geotermica è una grandissima ricchezza del sottosuolo, anche se – indubbiamente – tra canali, pozzi e scavi rappresentano un costo non solo economico ma anche ambientale: molte province hanno deciso di razionalizzare le risorse geotermiche a disposizione per evitare di trivellare troppo e di dare un equilibrio a questo genere di opportunità.

Tuttavia l’industria geotermica, in un momento in cui si sta parlando di ridurre quanto più possibile se non addirittura di azzerare l’emissione di CO2 per la produzione di energia a basso costo, è una splendida alternativa. Tutto sta a trovare il giusto punto di equilibrio tra gli investimenti necessari per raggiungere le sacche geotermiche nel sottosuolo, a volte anche a 800-1000 metri di profondità e il loro sfruttamento. Nell’ambito delle risorse geotermiche è fondamentale capire di fronte a che tipo di giacimento ci si trovi e quali possano essere le sue applicazioni. La geotermia richiede flussi e volumi ampi per non rendere l’investimento antieconomico.

L’Italia offre gas di grande qualità di energia geotermica

L’Italia non è l’Islanda che si appoggia su una gigantesca sacca di gas in una delle aree vulcaniche più ricche e attive del mondo. In Islanda gran parte del riscaldamento civile arriva proprio dalle risorse geotermiche così come anche la produzione di energia elettrica: il nostro paese tuttavia può contare su giacimenti importanti e soprattutto molto qualitativi in Basilicata, in Sicilia, in Toscana ma anche a ridosso del cordone alpino. In effetti la geotermia non è esattamente la soluzione più conosciuta in Italia, occorre forse una maggiore consapevolezza e più informazione. L’uso dell’energia geotermica non è particolarmente conosciuto. Per cui la decisione di lanciare un progetto internazionale battezzandolo Greta, in onore della giovanissima opinion leader Greta Thunberg ha destato parecchia sensazione.

Un progetto che coinvolge sei paesi e dieci aree internazionali

L’obiettivo di Greta è quello di razionalizzare le risorse geotermiche della regione alpina coinvolgendo ben sei paesi creando nuove opportunità nell’ambito Near-Surface Geothermal Energy (NSGE), le fonti vicine alla superficie. Il progetto ha già un finanziamento che arriva dal Fondo Europeo di sviluppo regionale e adesso attende di essere concretizzato. Coordinatore del progetto è Kai Zosseder: “Il nostro lavoro è riuscito a sensibilizzare una serie di organizzazioni istituzionali in più paesi, questo è stato il primo passo per fare in modo che le amministrazioni locali conoscessero il progetto e le sue potenzialità. Ora si tratta di passare alla fase successiva per offrire l’energia geotermica come integrazione delle altri fonti di energia tradizionale”.

Dalla Francia alla Slovenia, tutte le risorse geotermiche delle Alpi

L’energia geotermica è una fonte rinnovabile che non provoca emissioni inquinanti dirette, non ha problemi di approvvigionamento: il suo unico impatto è legato agli impianti per intercettare le sorgenti di gas, aria e acqua calda che poi vengono veicolati verso l’utente finale. Il progetto “Greta” ha sviluppato linee guida e strumenti per consentire ai comuni e alle amministrazioni della regione alpina di includere anche le fonti geotermiche di superficie tra le proprie risorse.

In questo momento il progetto Greta ha coinvolto un importante risorsa geotermica in Slovenia che in gran parte viene già utilizzata dalla popolazione. Un altro polo di grande importanza è quello di Parc des Bauges in Francia. La Valle d’Aosta in Italia è sicuramente il sito di riferimento per eccellenza di Greta che può contare anche sulle notevoli risorse di Davos, in Svizzera e di Oberallgäu in Germania.  La cittadina di Saalbach, nel salisburghese è nota da anni per le sue potenzialità anche sotto l’aspetto termale in una regione ricchissima sotto questo aspetto.

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