L’ambiente rock e pop, da sempre, è stato molto sensibile ai temi dell’ambiente e anche in questo momento di mobilitazione sul problema del riscaldamento globale gli artisti di ogni parte del mondo si sono mobilitati in modo molto consapevole.

Coldplay, no a un tour che non sia a impatto zero

Hanno destato clamore ma anche molta delusione nei fan, i Coldplay – re della musica inglese – che pochi giorni fa hanno annunciato la loro intenzione di non effettuare altri tour fino a quando non ci sarà modo di azzerare l’impatto ambientale dei concerti. Una cosa praticamente impossibile: se anche è vero che c’è la possibilità di alimentare il palco con generatori a basso impatto ambientale, i concerti spostano migliaia e migliaia di persone che generano rifiuti e causano inquinamento così come i decibel dei giganteschi impianti audio e i camion che spostano tonnellate di apparecchiature e i palchi non possono essere considerati non inquinanti.

I Coldplay stanno suonando in questi giorni – sono in Giappone – e presentano il loro ultimo doppio album “Everyday Life” in location splendide, per pochissime e selezionate persone, con due set organizzati uno all’alba e l’altro al tramonto. Niente tour, almeno finora, la band nonostante le offerte ha deciso di non scendere a compromessi.

Musica in Italia: Subsonica e, molti anni fa, Gianna Nannini

La prima donna del mondo della musica a portare concretamente un messaggio ecologista sul palco fu Gianna Nannini. Era il 1995, la cantautrice di Siena aveva appena pubblicato l’album “Dispetto” ed era una feroce sostenitrice di Greenpace: la Francia in quel periodo stava proseguendo i suoi esperimenti atomici intorno all’atollo di Bikini e la Nannini rischiò l’arresto a più riprese con spettacolari azioni facendo irruzione sul balcone dell’ambasciata francese. Il tour girò da maggio a settembre attraverso cinque paesi con un generatore ambientale a impatto zero. Ma ogni concerto era un sold out da 15mila persone.

Anche i Subsonica nel 2008 lanciarono la grande scommessa di un tour a ridotto impianto ambiente portando a fianco al palco un grande impatto fotovoltaico sufficiente a garantire la metà dell’energia necessaria ad alimentare luci e strumenti. Sforzi importanti ma certo non sufficienti. Più recentemente Jovanotti ha voluto un tour molto ambizioso in ambienti paesaggisticamente di rilievo puntando su raccolta differenziata dei rifiuti e sensibilizzazione del pubblico, ma le polemiche in quell’occasione furono molte.

Musica ecologica, in principio fu No Nukes

Molti sostengono che il primo grande concerto ambientalista sia stato Woodstock, in realtà non è vero: il raduno di Woodstock fu uno straordinario manifesto del movimento hippy e degli anni ’60, gran parte di quella comunità viveva in un contesto socialmente ecologico ma all’epoca ancora non si parlava di attivismo ambientalista. In realtà il primo grande manifesto musicale ambientalista fu No Nukes: i concerti si concentrarono in un triplo album live e un film e ovviamente fecero epoca. Era il 1979: fu il biglietto da visita di Bruce Springsteen e della sua E Street Band, coinvolto nell’iniziativa dal suo grande amico Jackson Brown che all’epoca era all’apice del successo. C’erano Neil Young, con il suo repertorio e quello registrato con Crosby, Stills e Nash, Bonnie Raitt, James Taylor con la sua storica compagna di allora Carly Simon, Tom Petty, i Doobie Brothers e i Poco. Il cast avrebbe potuto essere molto più ampio ma c’era ancora una certa ritrosia da parte dei musicisti a mettersi in gioco su un piano attivo.

Le meravigliose compilation per Greenpeace I musicisti hanno sempre sostenuto le associazioni ambientaliste: in particolare il WWF e Greenpeace non solo con donazioni o garantendo diritti molto remunerativi dai loro brani ma anche partecipando a compilation con brani noti o addirittura inediti. Greenpeace porta il suo marchio su moltissimi album: il più straordinario forse è “Rainbow Warrior”, un doppio album pubblicato nel 1989. Trentuno canzoni con U2, Sting, Pretenders, REM, INXS, Peter Gabriel, Lou Reed, Dire Straits: un vero capolavoro che fruttò donazioni importanti e schierò una formidabile formazione di artisti dalla parte

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